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L’abito tradizionale maschile

Il complicato modo di vestire, oggi riconosciuto come costume popolare della Sardegna, rappresenta l’esito di un lungo processo di trasformazione, che prende avvio nel XVI e si conclude nel XIX secolo.
L’Ottocento produce una testimonianza testuale e iconografica di straordinaria ampiezza e varietà, da cui emergono i modi di vivere e vestire dei Sardi. Queste testimonianze rendono visibili le varie sfaccettature del modo di vestire e l’abbigliamento utilizzato in gran parte dalle popolazioni isolane, testimonianze fornite da studi ponderati, reportage e memorie che diversi viaggiatori, inviati governativi, letterati e/o militari, al termine dei loro viaggi, hanno dato alle stampe nelle tipografie di Torino, Milano, Parigi, Londra ed altre città europee. Nel caso dell’abbigliamento maschile tempiese completamente nero, possiamo dire che esso era composto, nell’insieme, dagli stessi capi che erano generalmente indossati dagli uomini delle altre zone della Sardegna, e nello specifico:
Copricapo – Berritta: di forma a sacco, con bordi arrotondati, lungo circa 40/50 centimetri, di colore nero ma anche rosso, di orbace, panno o velluto. Veniva indossata generalmente in due modi distinti, rimboccata leggermente o cascante sulla spalla sinistra o all’indietro, piegandola sulla fronte.
Camicia – Camigja: molto ampia, di colore bianco, il tessuto usato per la sua foggia era lino o cotone, con o senza colletto; quando la camicia aveva il colletto, una striscia di 10 centimetri circa, esso era fornito di due asole all’estremità per far posto ai gemelli d’oro o d’argento che venivano usati anche ai polsini; sia il colletto sia i polsini venivano accuratamente ricamati a mano.
Corpetto – Canscju (gilet): senza maniche, con abbottonatura a uno o a doppio petto, di panno di lana o di velluto liscio, di colore nero ma anche rosso, veniva indossato sulla camicia.
Giubbetto – Gipponi: in alternativa al corpetto/canscju, veniva indossato il cosiddetto Giubbetto a maniche lunghe di colore rosso, generalmente confezionato con panno e/o velluto, con chiusura a doppio petto sul davanti lateralmente; poteva essere guarnito sul petto e sulle maniche da bottoni d’oro o d’argento. Di questo Giubbetto ne parla anche Padre Gelasio Floris nel suo “Componimento Topografico….” e scrive che il Sardo, sopratutto i possidenti, usa una giubetta detta Gipponi di panno rosso ordinariamente o anche di saiale nero, presso i meno possidenti e del comun volgo, il taglio di questo Gipponi è semplicemente accomodato al corpo senza bavaro, ne piegatura alcuna e non cala più in giù dei reni. …. Nella parte settentrionale dell’isola poi si addopia nel petto e s’abbotona nella spalla. …….. Le maniche di questo Gippone…… nel Logudoro e Gallura, sono scucite ed aperte per tutta la parte interiore del braccio cioè, dalla ascella, sino alla parte più vicina al corpo, cosichè essendo le maniche della camicia larghe come ho detto, sorgono fuori gonfie, e sventolano, quando l’uomo agita le braccia. Tutte le estremità poi visibili di questi Gipponi tanto verso il collo e nel petto, come nell’apertura delle braccia, nel polso ed anche nei reni sono orlate con fettuccia, o nastro ordinariamente di color turchino, e le opportune asole sono tessute con setta gialla o verde..
Calzoni – Mutandoni: di colore bianco, molto ampi, di lunghezza variabile ma almeno sotto al ginocchio, di lino o cotone ma anche di orbace, venivano indossati con le estremità inferiori infilate dentro le uose o ghette.
Gonnellino – Gonnellinu (Ragas): di colore nero, di panno o di orbace, di varia lunghezza ma prevalentemente corto sino a metà della coscia, increspato in vita con una fitta pieghettatura; con una striscia, passando fra le inguine, univa i lembi anteriori e posteriori; veniva indossato sopra i calzoni bianchi. Il F. De Rosa lo definisce “Le Bracche”. Soprattutto nella parte centro/settentrionale dell’isola, quindi anche a Tempio, talvolta venivano usati calzoni lunghi a tubo di panno e/o orbace nero, che sostituivano l’insieme di gonnellino/calzoni/ghette.
Li Ghetti (gambiera bassa): di orbace/panno di colore nero, aperti nel fianco internamente, vengono chiusi e fissati sotto il ginocchio da una stringa nera, che può anche proseguire per fissarli al polpaccio, incrociandosi stretta a partire dal ginocchio fino al basso; possono essere ornati nella parte superiore con una striscia di velluto larga due dita; dentro le Ghette vengono infilati i Mutandoni.
Scarpe – Scarpe grosse (botti, calzari): nel 1899 F. de Rosa, nel suo Tradizioni Popolari di Gallura, dice che le scarpe usate mezzo secolo fa non erano che le pianelle o sandali di crudo cuoio dei prischi Toscani, Greci e Romani, da questi ultimi detti perones o culponiae, da cui derivò la voce sarda scalpones. I più portavano scarpe terminanti a punta, un tempo rivolta in su, come quella degli Hittiti. Di colore nero o marrone.
Questo abbigliamento può essere completato da:
Cappotto Lungo – Gabbanu: detto anche palandrana, è una veste lunga d’orbace nero, provvista di largo cappuccio e collo sparato, usato per ricoprire interamente la persona sedendo a cavallo, ma anche per giaciglio, o ricoprirsi la notte coricandosi all’aperto.
Giacca di orbace nero, Gabbanella – Cappottinu: con cappuccio e bordi interni guarniti di velluto nero, un cappotto più piccolo simile al Gabbanu di orbace, rifinito con alamari e ricami vari di velluto. Lo stesso poteva essere filettato di rosso bruno.
The traditional male dress

The male costume, today recognized as Sardinian traditional costume, represents the outcome of a long process of transformation which starts in the sixteenth and ends in the nineteenth century.
The XIX century produces an iconographic and textual testimony about the lifestyle and the costumes of Sardinian people. These testimonies make visible the various characteristic of the way to dress and clothing used mostly by the island populations, documents provided by weighted studies, reports and memories that different travelers, literary men and/or military, at the end of their travels, gave to the press in several cities such as Turin, Milan, Paris, London and other European cities.
About the male costume we can say that it is completely black, composed by the same clothes worn by all the men from other areas of Sardinia:
The Headgear – Berritta: It is shaped sack, with rounded edges, 40/50 cm long, black and red, made of orbace, cloth or velvet.
The Shirt – Camigja: it is very wide, white, the woven used for its shape was linen or cotton, with or without collar; when the shirt had the collar, a strip of about 10 cm, it was provided with two buttonhole at the end to make room for twin golden or silver that were also used to cuffs; both the collar and the cuffs were carefully hand-embroidered.
Man’s waistcoat – Canscju (gilet): it is sleeveless, button arrangement with one or double-breasted of cloth or smooth velvet, black but also red, it was worn on the shirt.
The jacket – Gipponi: this represents an alternative to man’s waistcoat, with red long-sleeved; generally made of cloth and/or velvet, with double-breasted closure on the front side. It could be garnished on the chest and sleeves with gold or silver buttons.
The trousers – Mutandoni: white color, very wide, and variable-length but at least below the knee, made of linen, cotton or orbace, they were worn with the lower ends tucked in the gaiters.
The Skirt – Gonnellinu (Ragas): black, made of cloth or orbace, and variable-length but predominantly short to mid-thigh, with a dense pleating in the waist; with a strip, passing between the groin, this strip joins the front and rear edges; It was worn over white trousers.
The gaiters (Li Ghetti): they are black made of orbace/cloth, open internally in the side, they are closed and secured below the knee by a black string, which can also continue to attach them to the calf, interweaving narrow from the knee to the bottom; They can be adorned at the top with a large velvet strip; inside the gaiters are inserted the “mutandoni”.
Thick shoes as boots – Botti, calzari: black or brown.
This male costume can be completed by:
Long coat – Gabbanu: it is long, wide and black, it equipped with large hood. The long coat is used to entirely cover the person sitting on horseback.
Black Woolen jacket, Gabbanella – cappottinu: with hood and inner edges decorated in black velvet, a smaller coat similar to the long coat (gabbanu), finished with frogs and velvet embroidery.
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